Se non rimbombasse
nelle tempie il ticchettio maligno
della goccia sul capo –
sul cuore – sarebbe un rassicurante
sciogliersi di grumi.

Il tonfo invece è sordo; l’eco
si propaga e si riverbera risalendo
le pareti uniformemente intonacate
della cella, si disperde tra le sbarre.

Costante, erode il cranio –
il cuore – con l’imperturbabile indifferenza
della necessità. E più a più scava,
più a più scuote le fondamenta.

Scismi sovrumani in umane corde:
crepata l’interezza,
sgretolata l’artificiosa identità,
la sola verità che resiste è la cenere sabbiosa:
inquieta, sfrigolando ad ogni goccia, riposa.

L.

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Angelo in prigione – R. Ferri

Impotente
l’occhio tuo mi guarda
di sottecchi, grida frasi
incomprensibili salvo al ricordo
che pur mescola voci
sbiadite – provo a interpretare
e non so se il senso, immaginato
o conosciuto, plachi
lo scalpiccio dello stanco mio cuore.

Tu – fumosa stanca anima mia
evadi. Un attimo rapidissimo
(incollato al vetro come al ventre
adorato, alito in quella bocca
servile – appanno e guardo dietro,
l’oggetto d’amore in fuga) spezza il flusso.
L’anno zero inizia. Avverto
la responsabilità tremenda:
autarchia è solitudine, ormai.

L.

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La reproduction interdite – R. Magritte

L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

Quando venerdì sera, a #RepIdee2017, sono riuscita – per la prima volta, dopo svariati vani tentativi – ad ascoltare dal vivo Roberto Saviano, questo articolo era già stato scritto. Tuttavia, sono rimasta colpita perché anche lui ha parlato di empatia come la prima delle capacità da sviluppare per capire e, conseguentemente, per risolvere laddove possibile. Sono rimasta colpita perché ho pensato che tutto ciò che diceva era effettivamente una narrazione. Saviano racconta delle storie: gioca sull’essere narrativo dell’uomo e sfrutta la letteratura per trasformare il massimo della complessità in una semplicità non banale, bensì comprensibile. Mi sono sentita concretamente confermata nella mia convinzione perciò, sebbene consapevole dell’approfondimento che l’argomento meriterebbe, vi invito a dare un’occhiata a questa pagina che ho scritto per la Jeune Europe.

Trovate tutto qui: L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

L.

Sono il filo stretto che mi lega –

Sono il filo stretto che mi lega –
avviluppata in gomitoli di contraddizioni,
mi giro al collo fredde sciarpe di lanose duplicità;
ignoro
l’esistenza del duo che mi fa mi media naranja,
soffro
la mia misconoscenza, l’insignificanza imprescindibile
di ogni destino volto alla cenere in guerra
con l’esaltato patriottismo interno al limite sottocutaneo.

Mi batto il cinque, mano che aderisce
a mano: eppure non so quanti siamo al di là,
al di qua dello specchio.
Un plotone d’esecuzione o una salvezza eterogenea?
Che sia un ponte, il filo?
A saperla ben legare, non stringe – la sciarpa – e scalda.

L.

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Le due Frida – Frida Kahlo

La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

In un momento storico in cui la storia è concepita come fatto istantaneo destinato a distruggersi nell’arco di 24 ore, vale la pena rivedere che cosa è, invece, La Storia, strumento utile e necessario allo sviluppo di una riflessione critica che, partendo dal passato, deve illuminare il presente.

Ne parlo qui: La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

Granitique – tu supportes
l’élancement à la poitrine
et
si tu te penches sur une fleur
si tu la renifles
si – qui sait – tu la cueilles
et puis
si tu la mets derrière ton oreille
pour l’avoir toujours
en tête,
c’est moi
qui t’a appris
les gestes.

(La poésie
que le fond
des viscères
possède
jaillit et renaît
si quelqu’un lui apprend
comment faire.)

C’est pas moi
qui en tirera bénéfice.

L.

 

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Les amants IV (La distance) – R. Magritte

 

Granitico – resisti/ alla fitta al petto/ e/ se ti sporgi verso un fiore/ se lo annusi/ se – chissà – lo raccogli/ e poi/ se lo posizioni dietro il tuo orecchio/ per averlo sempre/ in mente,/ sono io/ ad averti insegnato/ i gesti.// (La poesia/ che il fondo/ delle viscere/ possiede/ sgorga e rinasce/ se qualcuno le insegna/ come fare.)// Non sarò io/ a beneficiarne.//

L’air froid et les mains congelées.
Est-ce que tu t’en aperçois?
Tu es vivant.
Les nerfs (dé)tendus.
Le soleil qui réchauffe un peu.
La tête vide, tout à coup.
La tête vide, un instant.
Tu es vivant, heureusement.

L.

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(L’aria fredda e le mani congelate./ Te ne rendi conto?/ Sei vivo./ I nervi (dis)tesi./ Il sole che riscalda un po’./ La testa vuota, improvvisamente./ La testa vuota, un istante./ Sei vivo, per fortuna.)