La voce. (26-02-2012)

La foto che mi ha ispirato queste righe.

Ecco la foto che mi ha ispirato queste righe. Nella parte alta della pagina di giornale si legge :’E così va il mondo…’ . Mi sono tornate in mente le parole di Falcone, divenute così popolari da essersi purtroppo ridotte ad una banale litania: ‘Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. [..]’. Ho pensato che per incidere in qualche modo la superficie del mondo, e quindi prima di voler cambiare le cose, è necessario fare un passo più piccolo, meno plateale e pertanto anche più difficile: bisogna mettersi nei panni degli altri.

Penetranti e sgomenti. Tremanti all’udire lo sbattere dell’uscio di casa, poi immediatamente immobili e bassi. Scrutano, coperti, il mondo che hanno intorno, anelando alla realizzazione di sogni antichi. Sconfitti e lontani, invece, quando guardano le cinghie ai polsi, i lividi e i segni che raccontano, che legano e col tempo  spezzano ali sempre più fragili.
Sono occhi.
Occhi accusatori, ribelli, colmi d’odio … disarmati. E’ ignorata la loro importanza e sottovalutato il loro significato. Sono occhi nudi, a saper ben guardare. Indossano maschere di ogni genere, ogni giorno, ogni ora, ma senza mai cambiare la loro vera natura. La realtà di quegli occhi mette a nudo anche te: divieni fragile allo stesso modo nel momento in cui costringi i tuoi occhi a guardarne altri sfuggenti e induriti e comprendi quanto il destino ti abbia premiato. Sono occhi che lasciano trapelare uno sguardo velato di lacrime che non sono mai scese e avido di promesse troppo spesso deluse, ma che, nonostante questo, non si è piegato. Sa essere altero, devastante nella sua portata che ha più forza di un discorso di mille parole. Parla e risponde al tempo stesso senza l’ausilio di nessun vocabolo. E’ testimone di un mondo ostile, in cui poche volte è concesso di alzare gli occhi al cielo, abbandonando, per qualche istante, quell’atteggiamento sfuggevole e dimesso di chi vorrebbe, ma non può.
338367_3371202888524_937241538_oQuegli occhi presenti, sempre, distanti, a volte, sono la dichiarazione di un’esistenza protesa a sfiorare la vita ed abituata a perderla. Sono la dimostrazione autentica della vita non riconosciuta.
Sono occhi che non hanno voce.

L.

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