“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” (Malala Yousafzai)

Amori iniziati, lasciati, ripresi e lasciati di nuovo, amicizie eterne terminate, e poi compiti interrogazioni verifiche, la pallavolo il lunedì mercoledì e venerdì, le compagnie di amici che si accrescono e si riducono a seconda dei periodi. I consueti ‘Che stronza la prof, la odio, vaffanculo’ però ci tengo ad andare bene, mi piace studiare e allora magari non è così stronza ma solo giusta. Gli infiniti ‘Senza di lui non riuscirò mai più a sorridere’ anche se in realtà rido lo stesso e pure di gusto, ma si vede soltanto quello che si vuole. A tutte le età.. figurarsi a 11 anni!

Questo è quello che emergerebbe se dovessi disegnare a parole la spina dorsale della mia adolescenza sulla quale si innesta un corpo esperienziale che non posso dire del tutto dismesso fino al giorno della mia fine. Un’adolescenza media occidentale europea italiana, la mia.

A questo penso mentre sento le parole di Malala Yousafzai…

…nello speciale a Che Tempo Che Fa. Penso agli 11 anni vissuti da entrambe, ai suoi 17, ai miei 20 e non riesco a fermare lo stupore che nasce pur sapendo che in fondo non c’è nulla di nuovo di cui meravigliarsi perché che il mondo non gira allo stesso modo per tutti già lo so. Eppure non posso non percepirne l’enorme portata senza sentirmi piccola: nei suoi anni Malala ha condensata quella che potrebbe essere tutta la vita di un uomo. Lo dimostrano la precoce consapevolezza di sé, del mondo in cui vive (..e anche di quello in cui non vive), del suo ruolo sociale e la corazza necessaria a comprendere che “non c’è qualcuno che ti salverà” e a rimboccarsi le maniche.

Io seguo ancora un processo di formazione lento e graduale. Io sono un’adolescente, Malala è mia madre. Noi siamo degli adolescenti, Malala è nostra madre.

Il discorso che Malala porta avanti da diversi anni…

…ha il suo cuore pulsante nell’istruzione intesa come miglioramento per arrivare alla coesistenza e al rispetto. Non solo: l’istruzione è anche strettamente legata alla questione di genere e alla possibilità di poter essere se stessi esprimendo il proprio io nel pieno delle proprie facoltà e diritti. In questo senso, quindi, la passione, l’impegno, la speranza, la necessità e il dovere di essere positivamente attivi nella propria comunità sono i cardini del miglioramento stesso.
Malala mostra concretamente quanto l’istruzione giochi un ruolo fondamentale in entrambi i casi di assenza e presenza. Vale la pena, quindi, fermarsi un attimo e concentrarsi perché se è vero che quando non hai una cosa ne avverti l’esigenza, l’importanza e quando invece la ottieni smetti pian piano di percepirne il valore, allora, come Occidente, abbiamo molto su cui riflettere.
Perso il senso della conquista sudata, è intervenuta la percezione dell’istruzione come obbligo, disagio, limitazione della propria libertà (non per tutti, per fortuna). Troppo spesso non si considera che, al contrario, l’istruzione è lo strumento per esercitare a pieno le proprie risorse, le proprie capacità e, pertanto, la propria libertà intendendo quest’ultima non come l’essere al di fuori delle regole, bensì l’esservi immersi per poter meglio agire come singoli individui e come parte di un corpo sociale.

L’istruzione è la più valida difesa della libertà. (C. Cattaneo)

L.

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