Allo specchio. Tu,me. (2013)

I desideri non si fermano mai: nascono, crescono, si evolvono, si trasformano, ma non muoiono. I desideri fanno continue proposte.
Se potesse sceglierebbe di vivere nel punto dove il mare diventa cielo e il cielo si frantuma e cade a picco in acqua (… è lì che c’è l’incanto). Perché, se avesse potuto, avrebbe scelto per sé una vita più vera. Quella che tiene in verticale la mente, quella che sempre ti riempie.

Mi siedo davanti allo specchio, allargo le gambe, poggio i gomiti sulle ginocchia e abbasso la testa; poi alzo lo sguardo e vedo lei. Lei che sovente decide di andare, ma sempre qualcosa la spinge a restare.
Resta sempre là, in quel mondo ordinato di penne allineate sul banco secondo una precisa sequenza, di quaderni protetti dalla copertina in plastica, di valutazioni eccellenti e sofferte. Un universo di inappuntabile autocontrollo ed assenza di disordine. … Quante assenze nella vita!

 

Henri_de_Toulouse-Lautrec_ La toilette (tu, me)

Nella semioscurità in cui nulla sembra avere confini e l’inconsistenza delle ombre non riesce a riempire i vuoti, filtrano nella stanza i primi raggi dell’alba. Lo sa che sono qui e che la guardo, lo sa che non me ne andrò finché non metterà i suoi occhi dentro i miei.
Appoggio lo sguardo sui suoi fianchi ossuti, tristemente inospitali alla vita. Mi soffermo sullo scheletro delle mani, opache e abbandonate, desiderose dei frutti che non hanno colto.
E’ giunta un’alba ancora ed io lo so che non ha dormito tutta la notte. Sembra finta, sembra fatta di pasta onirica e, invece, è reale, è viva. Espira profondamente, come se dovesse dissolvere nell’aria tutta se stessa.

Ora io accarezzo il mio viso spigoloso, premo un dito nell’incavo dell’occhio; cancello quell’unica lacrima che si è formata, spingo e respingo dentro me quelle che vorrebbero liberarsi. Libere dalla gabbia. Se piango … “rompo le righe”.

Vedo il suo riflesso nello specchio: ha in sé i segni dell’abbandono ed al contempo è altera e fiera. Un guizzo nello sguardo è collerico, ma poi subito dimesso e stanco. La linea delle labbra rimanda alla sua voce meravigliosa: la sua bocca aveva sempre cantato in maniera sublime. Ora, invece, vomita e resta silente e serrata.
E’ arduo fare i conti con un mondo che ami, a volte, e che disprezzi, altre volte. Il mondo pretende il meglio e finisci per esistere soltanto in funzione della tua parte migliore. Molte parole spese sul suo conto; giudizi più che altro. Ha imparato così il controllo. Ha controllato la paura, l’incertezza, gli stati d’animo, le emozioni. Ogni conquista non è mai stata un vero traguardo, ma sempre un punto dal quale ripartire. Ora controlla la fame e abbraccia il silenzio e pensa che questo sia miracoloso. Cerca di scomparire per essere più presente ed ha scelto il silenzio per urlare.

Sicuramente non saprei dire se la fanatica ricerca di qualcosa di veramente puro sia nata con me o mi sia stata insegnata. Mentre guardo la donna che mi sta di fronte penso con affetto a mia madre e alla sua distaccata vicinanza, agli ossimori della mia vita. Sofferenza e gioia. Abbandono e controllo. Con l’immaginazione mi pongo alle mie spalle, alle spalle della donna che sto osservando. Comincio la risalita lungo la magrezza della sua schiena, con un battito di ciglia le sciolgo i capelli, con due la stringo a me.

Rischiare di vivere o rischiare di morire?

L.

 

(Henri de Toulouse-Lautrec, La toilette)

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