L’Homme et la mer – C. Baudelaire , commento

Ho acquistato Les Fleurs du Mal per caso, sebbene desiderassi leggerlo da tempo, e da qualche sera le poesie di Baudelaire sono diventate la mia buonanotte personale. Mi cullo con qualche verso prima di andare a dormire.
Perciò, oltre a riportare la poesia originale e la sua traduzione, trascrivo, per chiunque abbia voglia di leggerlo, il commento presente nel libro (Baudelaire, I fiori del male e tutte le poesie – A cura di Massimo Colesanti, Traduzione di Claudio Rendina, ed. integrale con testo francese a fronte – Grandi Tascabili Economici Newton, 2009)

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Commento:
Poesia pubblicata sulla Revue de Paris nell’ottobre 1852 col titolo L’Homme libre et la mer. Ha un’impostazione piuttosto semplice: un confronto fra l’uomo libero e il mare; e per le somiglianze istituite, per i versi equilibrati e simmetrici, può apparire-e forse lo è veramente-poesia giovanile, che riprende un tema romantico certamente diffuso.
Alcune fonti proposte possono risultare convincenti, sotto qualche aspetto: nell’Enfant maudit (1831) di Balzac c’è un rapporto particolare fra il fanciullo e l’Oceano, ma è esoterico, occulto; nel Childe Harold’s Pilgrimage, di Byron (1818), nelle strofe finali del canto IV c’è un inno al mare, all’Oceano, visto come eterno vincitore sull’uomo, e come immagine di Dio, ma certo anche per questo amato e sublimato.

220px-Étienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire,_circa_1862Ma Baudelaire rinnova e restringe il quadro: è l’uomo libero che ama il mare, perchè è lo specchio della sua anima e del suo spirito, abissi insondabili come quelli marini; perchè anche il mare è tenebroso, discreto, geloso come lui dei suoi segreti. Da qui tuttavia deriva anche la contrapposizione fra l’uomo libero e il mare, come due fratelli in eterno rivali.
Il tema fondamentale è quello della libertà, libertà del poeta, dell’artista, anche del bohémien. Ma non è da trascurare che il mare era l’unico elemento naturale che Baudelaire amasse, e in cui trovasse conforto (cfr. Moesta et errabunda, LXII, v.6) ed è un tema che ricorre con molta frequenza nei Fiori del Male, anche talvolta in chiave negativa (“Je te hais, Océan!”; cfr. Obsession, LXXIX, vv. 5-8), insieme con tutto ciò che riguarda la navigazione.
Più tardi nei suoi Scritti Intimi, Baudelaire dirà di amare il mare anche per altri motivi: l’idea di immensità e di movimento insieme e quindi di infinito e di bellezza (cfr. Mon coeur mis à nu, XXX, 55).

Metro: quattro quartine di alessandrini, a rime embrassées.
1. L’inizio riprende il titolo primitivo della Revue de Paris; forse per questo Baudelaire ha soppresso poi libre nel titolo.
2. Si pensa indubbiamente a Narciso , ma si avverte subito che non si tratta di un rispecchiamento superficiale, ma più profondo e in un quadro più vasto.
4. gouffre: è una parola chiave della poetica e dell’immaginario di Baudelaire, ed è spesso in rapporto al mare (cfr. L’albatros,v.4), ma si riferisce altrettanto spesso, in senso traslato, all’abisso interiore, abisso della noia, dell’uomo, del poeta alla sua vertigine o spirale discendente (cfr. Voyage, v.143).
9. ténébreux: oscuri nel senso di misteriosi, con fondi e sottofondi nascosti.
10-11. Si indicano gli abissi dell’uomo e le ricchezze del mare, ma i due termini sono qui interscambiabili, cioè anche le ricchezze dell’uomo e gli abissi del mare.

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