Con passo stanco, raccolgo le spoglie.

Con passo stanco, raccolgo le spoglie.
La curvatura della schiena è un’affermazione
disincantata: non c’è più neutralità,
nemmeno qui. La pelle di ricordi me la trascino dietro;
ibrida creatura ofìdico-canina, io cambio muta
ma non l’abbandono, sotterro l’osso ed è per non perderlo,
per dissotterrarlo a piacimento.
Il fardello, floscio, torna a pesare
il peso di prima. Non c’è più neutralità;
la lancetta che ruota avverte dell’inevitabile
necessità di cambiare. Camminare sostare camminare…
Mi domando a chi compete – all’happening?,
a me? – di lasciar andare; chi guida il nuovo
e incasella il vecchio? Intanto l’incedere procede.
Continuo ad emigrare.
Mano nella mano con un fantoccio:
lui abbozza un sorriso lontano, forse piange da un occhio
e non parla. Ora so che siamo in due
a vivere senza cittadinanza.

L.

Annibale_Carracci_003

Paesaggio con fuga in Egitto, A. Carracci, 1602-1604

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