Piove forte in mezzo a quest’estate

Piove forte in mezzo a quest’estate
in attesa di iniziare – constato un giorno,
affacciata alla finestra: i pugni chiusi
sul mento, la tua mano ormai lontana.
Senza risposta, la domanda – è forse grigio,
il tempo, per rispetto della mia mancanza
o in dipendenza del peso che non sposto
sul passo successivo? – cade
nell’abisso tra l’amore e la venerazione.
Grappoli di gocce sciolgono in silenzio
gli espedienti scelti  per sganciarsi dall’immagine;
e senza più forza, né rabbia per sputare
sull’esistenza misera degli altri, con la canuta
spossatezza di vecchio riflessa
in ogni specchietto d’acqua, lascio affermarsi
la mia inappartenenza.

Voltato lo sguardo all’interno, l’incrostazione
sul bordo del bicchiere rivela i tentativi
di equilibrio mancati: tu assente,
mendico un’aderenza indubitabile a me stessa,
una ri-conoscenza che scacci il romanticismo
dell’impossibile, la vigliaccheria dell’apatia.
Restano i resti sul fondo
della tazza, si addensano le briciole
e lo stoppino della candela esaurisce la sua luce:
nella mia quotidianità consumata, in assenza
di movimento, io stessa sarò reliquia.

L.

Natura morta (c. 1760) di Jean-Baptiste Chardin, Parigi, museo del Louvre

Natura morta (c. 1760) di Jean-Baptiste Chardin, Parigi, museo del Louvre

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