#6 – Sul molo, a Loch Ness

Il rumore del piccolo molo che si agita alle mie spalle, sbattuto contro la sponda di terra dall’acqua che si muove oziosa.
L’acqua grigia – mai vista un’acqua così! -, grigia solo a destra; se non si increspasse in superficie, se non vi fosse spazio per i piccoli specchietti di luce, la si direbbe catrame. A sinistra, invece, è argentata e riflette il colore di un cielo sporco in cui l’azzurro straccia qua e là la tela di nuvole – alcune a “striscia di pennello”, come se il colore fosse stato allungato sulla tela; altre definite, rotonde, spumose, bianco-grigie come i cumuli di neve su cui saltano i bambini, al lato della strada, scricchiolanti e macchiati dalla fanghiglia. Una bipartizione atmosferico-acquatica evidente, precisa e assurda come il sole caldo che ora c’è, che due minuti fa non c’era e che tra due minuti lascerà di nuovo spazio ad una pioggerellina subito pronta a fermarsi per cedere il posto, ancora una volta, al sole. Un gioco di inchini e di lascia passare.
Poi verde tutto intorno. Verde di ogni tipo, verde da perderci la testa e da farti respirare.
Gli scozzesi hanno iniziato a piantare alberi nelle zone disboscate, dice la guida, per riportare la regione all’antica rigogliosa vegetazione. In Scozia c’è gentilezza e senso di appartenenza – appartenenza non alla squadra del cuore, ma alla bellezza. E la bellezza non si può sciupare.
Dove non c’è sole (o quando non c’è) cala una nebbiolina magica che abbraccia il capo di ogni altura e vorrebbe arrivargli ai piedi. Nelle pozzanghere cadono pezzi di cielo, e così pure nei ruscelli e nei laghi.
Immagino antichi cavalieri ed esploratori coraggiosi. Immagino gli inverni e le estati, soprattutto le stagioni di un tempo lontano. Penso che qua durino molto di più: c’è un diverso senso del tempo, più dilatato e denso, nei luoghi sottratti alla frenesia cittadina. Penso al mostro di Loch Ness, intuisco perché sia nato qui. Lo vedo muoversi, lento fossile del tempo, sott’acqua, protetto dalla luce. Ché la luce, a volte, non rivela nulla, semplicemente spoglia e secca un certo tipo di grandezza dalle lunghe radici.

L.

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