Dal Globe a Porto San Giorgio: il Riccardo III …on the beach!

Sulla Jeune Europe è ora disponibile la mia recensione dell’ultimo appuntamento (…ma solo per quest’anno!) con Shakespeare on the beach, la rassegna letteraria ideata da Cesare Catà.

Si parla di un Riccardo III dalle tinte fosche, “un uomo sfinito mosso dalla sete per il potere e inserito nella guerra più grande, quella della vita che non risparmia nessuno e nella quale tutti siamo arruolati”.
Per leggere di più: Dal Globe a Porto San Giorgio: il Riccardo III …on the beach!

Gli altri Magical Afternoon. Lezioni-spettacolo sulla grande letteratura iniziano mercoledì, a Rocca Tiepolo.
Enjoy! 

version française disponible ici: Du Globe à Porto San Giorgio: Richard III …on the beach!

L.

L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

Quando venerdì sera, a #RepIdee2017, sono riuscita – per la prima volta, dopo svariati vani tentativi – ad ascoltare dal vivo Roberto Saviano, questo articolo era già stato scritto. Tuttavia, sono rimasta colpita perché anche lui ha parlato di empatia come la prima delle capacità da sviluppare per capire e, conseguentemente, per risolvere laddove possibile. Sono rimasta colpita perché ho pensato che tutto ciò che diceva era effettivamente una narrazione. Saviano racconta delle storie: gioca sull’essere narrativo dell’uomo e sfrutta la letteratura per trasformare il massimo della complessità in una semplicità non banale, bensì comprensibile. Mi sono sentita concretamente confermata nella mia convinzione perciò, sebbene consapevole dell’approfondimento che l’argomento meriterebbe, vi invito a dare un’occhiata a questa pagina che ho scritto per la Jeune Europe.

Trovate tutto qui: L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

L.

Bologna è un’idea – Contributi dei lettori

I contributi ricevuti sino ad ora non sono tanti, è vero, ma io credo siano comunque importanti. Pur facendo riferimento allo stesso soggetto, Bologna, questi sguardi sono comunque diversi rispetto al mio ed è proprio questo ciò a cui miravo: ampliare, arricchire un’idea, come in un brainstorming in cui al nucleo centrale della mappa vanno ad aggiungersi i vari rami interconnessi tra loro. La tridimensionalità di un soggetto è determinata dalla molteplicità degli sguardi che si hanno su di esso.
Va da sé che se qualcuno volesse aggiungere qualcosa (opinione/sensazione/idea, versi o prosa, lunga o corta) , può farlo attraverso il modulo di contatto presente alla fine dell’articolo.
Su questo blog ognuno è il benvenuto.
L.

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(Scopri i pensieri dei lettori Continua a leggere

BOLOGNA E’ UN’IDEA – poesia e nuova proposta

Bologna è l’idea
del mondo che ti concede un angolo:
a te, al tuo gomitolo di disordine,
alla tua voglia di rivoluzione
in strada, in casa, in testa,
gridando in Piazza Maggiore
il tuo bisogno di essere parte
di quello che vivi, di essere presente
a quello che crei, di essere
semplicemente essere quello che sei.

Bologna è l’idea
dell’imperfetta straordinaria bellezza
che accosta pisciatoio di fortuna en plein air
alla grandezza che al tempo resiste;
è l’idea
che un’occasione in fondo esiste,
che qualcosa andrà meglio
e sarà il rifugio di un portico
a ripararti, o quello di un pub,
se anche piovesse tutto l’inverno.

Bologna è l’idea
dello spazio vivo perché condiviso,
dinamico perché aperto,
reale perché composito.
E la Controlla che saluta in Piazza Verdi
il musicista del Teatro Comunale
dichiara il sampietrino letto coniugale
come territorio di convivenza
non-neutrale che ha molto da dire
ad eccezione di: ‘uniformità’.

Allora, col calice in una mano
e una pinta nell’altra,
da lontano, brindo a te
Bologna mia meravigliosa:
tu madre, amica e sposa.


All’estero per qualche tempo, immersa nella novità di quest’esperienza, sulla mia faccia trova comunque spazio quel sorriso malinconico, a metà tra l’ebete e il sognante, di chi viene interrotto, nel bel mezzo del suo vivere, dalla rapida immagine di qualcosa di bello e lontano. Di mancante. E’ così che Bologna si fa ricordare da me. E’ così che ne scrivo, di getto.
Sono sicura, però, che Bologna,soprattutto per chi ne ha una percezione quotidiana, non sia sintetizzabile soltanto in questi pochi miei versi. Ognuno potrebbe aggiungere una sfumatura, un luogo, una sensazione, qualcosa insomma che renderebbe più ricca e densa l’idea che Bologna rappresenta.
Allora, per creare davvero un’immagine più vera e articolata di questa città, vi lancio una proposta:

SCRIVETEMI! Sfruttate il modulo di contatto che trovate qui sotto e scrivetemi QUALE IDEA RAPPRESENTA BOLOGNA PER VOI. La prossima settimana La mia amica coperta pubblicherà un articolo con tutti i vostri commenti – in forma anonima o esplicita, come preferite – e (..se nulla va storto) potrete votare quelli che più vi piacciono.

Nell’attesa di ricevere i vostri commenti, con l’arte del dubbio alla quale non so rinunciare, mi chiedo: si appartiene ad un posto perché vi è radicata la propria essenza o forse perché non se n’è trovato ancora uno al quale appartenere davvero?

L.

Bruges&Gand2016

(ITBruges è l’orecchino di perla del Belgio. Venata di vie piccole e strette, incorniciata dai tetti irregolari delle case di mattoncini, ornata dai fiori ai balconi e tra i tavoli dei bar, addolcita dai numerosi negozi di cioccolata, cullata dall’andirivieni dell’acqua dei canali, Bruges è affascinante e romantica.
Da fare: tour in barca sui canali; visita al museo del cioccolato; assaggiare le patatine fritte e il cioccolato belga; vedere la Piazza del Mercato e la Basilica del Santo Sangue; salire sul Beffroi… e molto altro ancora! (foto a seguire)

Gand è il lato gotico del Belgio. Severa, grigia e storica; anch’essa abbracciata dai canali, ricca di chiese e cattedrali; affascinante per la maestosità di certi monumenti. Il brutto tempo – tipicamente belga – non mi ha permesso di esplorarla come avrei voluto e ha probabilmente influenzato la mia percezione dei colori, perciò tornerò di nuovo per averne un’idea più precisa.
Da fare: vedere la Chiesa di San Nicola, la cattedrale di San Bavone, la Chiesa di San Michele, il Beffroi di Gand… e molto altro ancora! (foto a seguire)

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Fertility Day non è un hashtag!

Sono solita evitare di commentare l’argomento di tendenza del momento perché le fila dei giudizi perentori e passeggeri del mondo sul mondo sono già oltremodo nutrite e credo che il silenzio non sia sempre una forma di disinteresse e mancanza di personalità, ma una presa di posizione anch’essa. In questo caso, però, mi sento a mio modo direttamente coinvolta e non rinuncio nemmeno io a qualche riga sul Fertility Day.

fertility-day-3Ritengo che un Paese che tiene davvero a risollevare la sua anima vecchia stanca e arrabbiata debba provvedere al corretto funzionamento di tutti quei servizi fondamentali per garantire  non solo buone condizioni di vita ai futuri nascituri ma in primo luogo la realizzazione come individui ai propri cittadini.
Asili, scuole, trasporti pubblici, maternità pagate, stipendio dignitoso, mobilità lavorativa nei primi anni di lavoro e non per tutta la vita, orari di lavoro civili, stage tirocini praticantati meno lunghi e più funzionali, educazione alla sessualità per bambini ed adolescenti,  centri di cura per anziani.. questi e tanti altri sono i servizi che fanno la differenza, che consentono di pensare di avere dei figli. E, si badi bene, non è la donna con la sua fertilità che decide di averne, non è una questione a senso unico, ma è la famiglia a fare il grande passo! Sono due persone che consapevolmente desiderano prendersi cura di un’altra vita. Questo, per quel che mi riguarda, penso valga anche per le coppie omosessuali che non possono avere figli biologici – come molte coppie eterosessuali, per altro – e vorrebbero ricorrere all’opportunità dell’adozione, altro servizio malfunzionante e sottovalutato. Continua a leggere

2015. Lista delle cose che ho capito

1 Aspettare costa tanta fatica, ma è un’arte che va imparata
2 Saper aspettare con costanza d’animo è solo per i più forti
3 Cambiarsi gli orecchini per uscire genera uno strano ambizioso piacere
4 Condividere il proprio percorso con le persone giuste è una bellezza e anche un dovere verso se stessi
5 Adorare Bologna, studiarci ma non conoscere ancora tutti i 7 segreti è una grave mancanza
6 Non essere mai andata a San Luca, pure
7 Non aver mai viaggiato in Sud Italia, peggio
8 I punti 5,6,7 vanno recuperati
9 Essere studente fuori sede è una tra le opportunità e le scelte migliori che si possano fare
10 Conoscersi non è altro che imbattersi per caso in se stessi…feste_capodanno_01
11 …e quello che si trova può non piacere affatto oppure può piacere troppo oppure tutte e due le cose insieme (..ed è un casino perché a quel punto la nevrosi è inevitabile)
12 Certe persone si portano addosso un significato simbolico che rivoluziona turba sconquassa.. solo che non lo sanno
13 Non si potrà mai leggere tutto quello che si vorrebbe leggere (non è una novità, ma resta comunque un’amarezza)
14 Il tempo passa (..corre!)
15 La consapevolezza del punto 14 genera angoscia, specialmente quando carpire l’attimo diventa ancora più difficile perché si sta vivendo male
16 Non avere un obbiettivo o non averlo chiaro genera stallo, rischia di far perdere valore anche alle proprie passioni
17 L’impegno profuso viene premiato
18 Tuo fratello è tuo fratello, anche se lui non lo sa
19 Quando cambiano le condizioni forse vanno cambiate anche le regole
20 L’opinionista è una figura sociale da abolire
21 Non è mai troppo tardi per imparare a cucinare (ed è un’ottima distrazione)
22 Il silkepil fa male, ma solo all’inizio
23 Constatare che ciò che si fa non lascia indifferenti gli altri è il miglior incoraggiamento per continuare
24 Il fascino dei cd, della scoperta di nuova musica al momento giusto e la frustrazione di non avere un lettore cd
25 L’amore che si riceve molto spesso è più grande di quello che si pensava fosse

( 26 Appuntare pensieri, impegni, cose da comprare, libri da leggere, musica da ascoltare, caffè da prendere, pagine da studiare, schemi da fare è una necessità imprescindibile. Le agende sono la mia salvezza …e liste la mia passione!)

L.

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” (Malala Yousafzai)

Amori iniziati, lasciati, ripresi e lasciati di nuovo, amicizie eterne terminate, e poi compiti interrogazioni verifiche, la pallavolo il lunedì mercoledì e venerdì, le compagnie di amici che si accrescono e si riducono a seconda dei periodi. I consueti ‘Che stronza la prof, la odio, vaffanculo’ però ci tengo ad andare bene, mi piace studiare e allora magari non è così stronza ma solo giusta. Gli infiniti ‘Senza di lui non riuscirò mai più a sorridere’ anche se in realtà rido lo stesso e pure di gusto, ma si vede soltanto quello che si vuole. A tutte le età.. figurarsi a 11 anni!

Questo è quello che emergerebbe se dovessi disegnare a parole la spina dorsale della mia adolescenza sulla quale si innesta un corpo esperienziale che non posso dire del tutto dismesso fino al giorno della mia fine. Un’adolescenza media occidentale europea italiana, la mia.

A questo penso mentre sento le parole di Malala Yousafzai… continua a leggere…