Ogni notte, con le mani ancora sporche

Ogni notte, con le mani ancora sporche
del giorno tra i miei passi falsi,
raccolgo, nella cavità concava
delle mie mani, i tuoi occhi. Guardo
ciò che non vedo più; ricordo, soltanto.
Ma il verde è ancora verde – per ora,
questo so – nonostante i castani e gli azzurri,
il loro sapore, il loro odore, il loro calore.
Evanescenze.

Verdi, li poso di nuovo nel barattolo,
sul comodino, accanto al letto. Penso:
sottovuoto non c’è vita. Nemmeno il masochistico
piacere dell’aria irrespirabile; la fine
c’è già stata, malgrado l’impreparazione.
“Lo sguardo è vuoto e fisso:
non muta nulla, ma cinge la forma
del presente”. Assassina, la subconscia intelligenza.

Verdi ancora, accanto. Immobili.
Li giro tra le mani, non li guardo più e giuro:
c’è un baule che vi attende. Magari domani…

L.

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Separazione – E. Much

 

 

 

04:21 a.m.

Insomnie
et moi, équilibriste de rêves fugitifs,
j’essaie de m’enfuir moi-même
de celle que je reconnais être ma réalité
cachée : croire tout conquérir,
tout contrôler, tout saisir
pour me retrouver après empêchée,
suivie partout par l’homme qui ne tue pas,
qui veut seulement l’éloignement
perceptible. Découvrir, enfin,
qu’il avait toujours été assis au fond
de ma chambre, près de mon lit
en me regardant dormir, en attendant mon réveil.
Découvrir, enfin, que son nom
chevauche chaque lettre de mon prénom.

Dehors, les oiseaux chantent déjà.

L.

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  The nightmare – Fussli

 

Insonnia
ed io, equilibrista di sogni fuggitivi,
provo a sfuggire io stessa
a quella che riconosco essere la mia realtà
nascosta: credere di conquistare ogni cosa,
di controllare ogni cosa, di afferrare ogni cosa
per ritrovarmi poi impedita,
seguita dappertutto dall’uomo che non uccide,
che vuole soltanto la distanza
percepibile. Scoprire, infine,
che era sempre stato seduto in fondo
alla mia camera, vicino al mio letto
guardandomi dormire, aspettando il mio risveglio.
Scoprire, infine, che il suo nome
si sovrappone ad ogni lettera del mio nome.

Fuori, gli uccelli cantano già.

Che io sia qui, che viva

Che io sia qui, che viva
è un fatto di importanza
assai trascurabile.
Che io sia qui viva
e che respiri – a volte
a fatica – non ha lo splendore
dorato del privilegio, lo stupore
estasiato della meraviglia;
affatto credibile il palliativo
dell’unicità, l’alibi del destino,
il progetto della Volontà Superiore,
l’essenzialità della presenza…
Vana vanità l’orgasmica carezza
al proprio io: altro avrei potuto essere,
altrettanto compimento raggiungere.
Che io sia qui, che esista
è puro caso
in uno spazio del caso, in un tempo del caso.
Tuttavia, temo – ah, superbia dei manchevoli! –
di passare pur sapendo che il passaggio
nulla avrà cambiato al mondo
se non me stessa.

L.

sic transit gloria mundi scuola napoletana

Sic transit gloria mundi (Scuola Napoletana)

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata,
nel guscio forato arretra,
mentre la cicala, stanco aedo sofista,
sa che non è più peccato cessare
d’intonare il canto: squisita confusione dei sensi
è prerogativa dell’ombra ch’evolve
– brullo il selciato, scomposti gli arbusti dimessi,
pericolanti le recinzioni, sparsi i boccioli nascosti,
indecisi gli stormi, irregolari i mattoni,
casuali erronei forse infantili i paesaggistici cromatismi –
in un senso di compiutezza momentanea.
Nessuno lo vede, anima mia:
al buio, la logica del caos è un ordine perfetto.

L.

jean-françois millet, contadina che brucia l'erba

Jean-François Millet, Contadina che brucia l’erba

Se non rimbombasse
nelle tempie il ticchettio maligno
della goccia sul capo –
sul cuore – sarebbe un rassicurante
sciogliersi di grumi.

Il tonfo invece è sordo; l’eco
si propaga e si riverbera risalendo
le pareti uniformemente intonacate
della cella, si disperde tra le sbarre.

Costante, erode il cranio –
il cuore – con l’imperturbabile indifferenza
della necessità. E più a più scava,
più a più scuote le fondamenta.

Scismi sovrumani in umane corde:
crepata l’interezza,
sgretolata l’artificiosa identità,
la sola verità che resiste è la cenere sabbiosa:
inquieta, sfrigolando ad ogni goccia, riposa.

L.

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Angelo in prigione – R. Ferri

Impotente
l’occhio tuo mi guarda
di sottecchi, grida frasi
incomprensibili salvo al ricordo
che pur mescola voci
sbiadite – provo a interpretare
e non so se il senso, immaginato
o conosciuto, plachi
lo scalpiccio dello stanco mio cuore.

Tu – fumosa stanca anima mia
evadi. Un attimo rapidissimo
(incollato al vetro come al ventre
adorato, alito in quella bocca
servile – appanno e guardo dietro,
l’oggetto d’amore in fuga) spezza il flusso.
L’anno zero inizia. Avverto
la responsabilità tremenda:
autarchia è solitudine, ormai.

L.

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La reproduction interdite – R. Magritte

Sono il filo stretto che mi lega –

Sono il filo stretto che mi lega –
avviluppata in gomitoli di contraddizioni,
mi giro al collo fredde sciarpe di lanose duplicità;
ignoro
l’esistenza del duo che mi fa mi media naranja,
soffro
la mia misconoscenza, l’insignificanza imprescindibile
di ogni destino volto alla cenere in guerra
con l’esaltato patriottismo interno al limite sottocutaneo.

Mi batto il cinque, mano che aderisce
a mano: eppure non so quanti siamo al di là,
al di qua dello specchio.
Un plotone d’esecuzione o una salvezza eterogenea?
Che sia un ponte, il filo?
A saperla ben legare, non stringe – la sciarpa – e scalda.

L.

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Le due Frida – Frida Kahlo

La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

In un momento storico in cui la storia è concepita come fatto istantaneo destinato a distruggersi nell’arco di 24 ore, vale la pena rivedere che cosa è, invece, La Storia, strumento utile e necessario allo sviluppo di una riflessione critica che, partendo dal passato, deve illuminare il presente.

Ne parlo qui: La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

L.

Granitique – tu supportes
l’élancement à la poitrine
et si tu te penches sur une fleur,
si tu la renifles,
si – qui sait – tu la cueilles
et puis
si tu la mets derrière ton oreille
pour l’avoir toujours
en tête, c’est moi
qui t’a appris les gestes.

(La poésie
que le fond des viscères possède
jaillit et renaît
si quelqu’un lui apprend
comment faire.)

C’est pas moi
qui en tirera bénéfice.

L.

 

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Les amants IV (La distance) – R. Magritte

 

Granitico – resisti/ alla fitta al petto/ e se ti sporgi verso un fiore/ se lo annusi/ se – chissà – lo raccogli/ e poi/ se lo posizioni dietro il tuo orecchio/ per averlo sempre/ in mente, sono io/ ad averti insegnato i gesti.// (La poesia/ che il fondo delle viscere possiede/ sgorga e rinasce/ se qualcuno le insegna/ come fare.)// Non sarò io/ a beneficiarne.//