Tempo al tempo

Occhi su altri paesaggi, orecchie su altre frequenze.

Ascoltare l’onda che sbatte
tra le mie mura, il rimestare spumoso
sempre antico sempre nuovo nel gioco
di maree dal seno al pube:
asseconda interni cicli lunari il moto
dei passi ad ogni bagno di realtà.

Sentire polmoni stomaco e sesso
inquieti in acque inquiete – ma chiare;
altresì, chiaramente percepire, all’ombra
di se stesso, arroccato il cuore.

Tempo al tempo, imparo a pazientare.
Aspetto l’onda che sovrasta, la fortezza che si inabissa:
il sentimento liberato.

L.

la grande onda di kanagawa hokusai 1829-1831

La grande onda di Kanagawa – Hokusai, 1829-1831

Mi chiedi se forse non sia il caso

Mi chiedi se forse non sia il caso
di accantonare le fragilità, di colmare il divario,
di camminarsi incontro.
Pure, mi chiedi, benché intrisa
dell’antica, una nuova diversa forma di resistenza;
lo stesso per la plenitudine, per i passi nondimeno.

Oppure: tu non chiedi niente. Sono io – io chiedo
e rispondo e cambio opinione e mi arrovello
vagheggiando un superamento che singhiozzi,
anestetizzante: pacificazione.

Ma sei la radice che mi è morta dentro;
nulla cresce più, sradicarla è dolore bifronte.

L.

Le lacrime di Freyja - Anne Marie Zilberman

Le lacrime di Freyja – Anne Marie Zilberman (errata l’attribuzione a G. Klimt, secondo http://restaurars.altervista.org/dentro-lopera-le-lacrime-freyja-la-falsa-attribuzione-klimt/

)

Maintenant que la main

Maintenant que la main
au visage connu et voilé, en tenant
ma tête vers le bas, grave
sur mon front un instant avant
la dernière velléité identitaire,
la guillotine du souvenir tranche
le souffle. Meurt dans la gorge
le dernier mot; du cou sort un soupir,
s’ouvrent les lèvres immobiles de la tête
à terre : pourtant, j’existe.

L.

SIlenzio - Fussli

Silenzio – Fussli

 

Ora che la mano
dal viso conosciuto e velato, tenendo
la mia testa verso il basso, s’imprime
sulla mia fronte un istante prima
dell’ultima velleità identitaria,
la ghigliottina del ricordo mozza
il respiro. Muore nella gola
l’ultima parola; dal collo esce un sospiro,
si aprono le labbra immobili del capo
a terra: eppure, esisto.

Ogni notte, con le mani ancora sporche

Ogni notte, con le mani ancora sporche
del giorno tra i miei passi falsi,
raccolgo, nella cavità concava
delle mie mani, i tuoi occhi. Guardo
ciò che non vedo più; ricordo, soltanto.
Ma il verde è ancora verde – per ora,
questo so – nonostante i castani e gli azzurri,
il loro sapore, il loro odore, il loro calore.
Evanescenze.

Verdi, li poso di nuovo nel barattolo,
sul comodino, accanto al letto. Penso:
sottovuoto non c’è vita. Nemmeno il masochistico
piacere dell’aria irrespirabile; la fine
c’è già stata, malgrado l’impreparazione.
“Lo sguardo è vuoto e fisso:
non muta nulla, ma cinge la forma
del presente”. Assassina, la subconscia intelligenza.

Verdi ancora, accanto. Immobili.
Li giro tra le mani, non li guardo più e giuro:
c’è un baule che vi attende. Magari domani…

L.

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Separazione – E. Much

 

 

 

04:21 a.m.

Insomnie
et moi, équilibriste de rêves fugitifs,
j’essaie de m’enfuir moi-même
de celle que je reconnais être ma réalité
cachée : croire tout conquérir,
tout contrôler, tout saisir
pour me retrouver après empêchée,
suivie partout par l’homme qui ne tue pas,
qui veut seulement l’éloignement
perceptible. Découvrir, enfin,
qu’il avait toujours été assis au fond
de ma chambre, près de mon lit
en me regardant dormir, en attendant mon réveil.
Découvrir, enfin, que son nom
chevauche chaque lettre de mon prénom.

Dehors, les oiseaux chantent déjà.

L.

fuseli-the-nightmare

  The nightmare – Fussli

 

Insonnia
ed io, equilibrista di sogni fuggitivi,
provo a sfuggire io stessa
a quella che riconosco essere la mia realtà
nascosta: credere di conquistare ogni cosa,
di controllare ogni cosa, di afferrare ogni cosa
per ritrovarmi poi impedita,
seguita dappertutto dall’uomo che non uccide,
che vuole soltanto la distanza
percepibile. Scoprire, infine,
che era sempre stato seduto in fondo
alla mia camera, vicino al mio letto
guardandomi dormire, aspettando il mio risveglio.
Scoprire, infine, che il suo nome
si sovrappone ad ogni lettera del mio nome.

Fuori, gli uccelli cantano già.

Che io sia qui, che viva

Che io sia qui, che viva
è un fatto di importanza
assai trascurabile.
Che io sia qui viva
e che respiri – a volte
a fatica – non ha lo splendore
dorato del privilegio, lo stupore
estasiato della meraviglia;
affatto credibile il palliativo
dell’unicità, l’alibi del destino,
il progetto della Volontà Superiore,
l’essenzialità della presenza…
Vana vanità l’orgasmica carezza
al proprio io: altro avrei potuto essere,
altrettanto compimento raggiungere.
Che io sia qui, che esista
è puro caso
in uno spazio del caso, in un tempo del caso.
Tuttavia, temo – ah, superbia dei manchevoli! –
di passare pur sapendo che il passaggio
nulla avrà cambiato al mondo
se non me stessa.

L.

sic transit gloria mundi scuola napoletana

Sic transit gloria mundi (Scuola Napoletana)

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata,
nel guscio forato arretra,
mentre la cicala, stanco aedo sofista,
sa che non è più peccato cessare
d’intonare il canto: squisita confusione dei sensi
è prerogativa dell’ombra ch’evolve
– brullo il selciato, scomposti gli arbusti dimessi,
pericolanti le recinzioni, sparsi i boccioli nascosti,
indecisi gli stormi, irregolari i mattoni,
casuali erronei forse infantili i paesaggistici cromatismi –
in un senso di compiutezza momentanea.
Nessuno lo vede, anima mia:
al buio, la logica del caos è un ordine perfetto.

L.

jean-françois millet, contadina che brucia l'erba

Jean-François Millet, Contadina che brucia l’erba

Se non rimbombasse
nelle tempie il ticchettio maligno
della goccia sul capo –
sul cuore – sarebbe un rassicurante
sciogliersi di grumi.

Il tonfo invece è sordo; l’eco
si propaga e si riverbera risalendo
le pareti uniformemente intonacate
della cella, si disperde tra le sbarre.

Costante, erode il cranio –
il cuore – con l’imperturbabile indifferenza
della necessità. E più a più scava,
più a più scuote le fondamenta.

Scismi sovrumani in umane corde:
crepata l’interezza,
sgretolata l’artificiosa identità,
la sola verità che resiste è la cenere sabbiosa:
inquieta, sfrigolando ad ogni goccia, riposa.

L.

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Angelo in prigione – R. Ferri

Impotente
l’occhio tuo mi guarda
di sottecchi, grida frasi
incomprensibili salvo al ricordo
che pur mescola voci
sbiadite – provo a interpretare
e non so se il senso, immaginato
o conosciuto, plachi
lo scalpiccio dello stanco mio cuore.

Tu – fumosa stanca anima mia
evadi. Un attimo rapidissimo
(incollato al vetro come al ventre
adorato, alito in quella bocca
servile – appanno e guardo dietro,
l’oggetto d’amore in fuga) spezza il flusso.
L’anno zero inizia. Avverto
la responsabilità tremenda:
autarchia è solitudine, ormai.

L.

magritte-la-reproduction-interdite

La reproduction interdite – R. Magritte

Sono il filo stretto che mi lega –

Sono il filo stretto che mi lega –
avviluppata in gomitoli di contraddizioni,
mi giro al collo fredde sciarpe di lanose duplicità;
ignoro
l’esistenza del duo che mi fa mi media naranja,
soffro
la mia misconoscenza, l’insignificanza imprescindibile
di ogni destino volto alla cenere in guerra
con l’esaltato patriottismo interno al limite sottocutaneo.

Mi batto il cinque, mano che aderisce
a mano: eppure non so quanti siamo al di là,
al di qua dello specchio.
Un plotone d’esecuzione o una salvezza eterogenea?
Che sia un ponte, il filo?
A saperla ben legare, non stringe – la sciarpa – e scalda.

L.

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Le due Frida – Frida Kahlo