Pausa al molo. Dialogo o riflessione (?)

E tu sei lì, fermo nel tuo centro, mentre ogni cosa ti scorre attorno. I cieli corrono, le persone passano, i mari mutano: è un ciclo eterno che sempre si ripete senza escludere il rinnovamento. Ma tu? Tu che sei lì fermo, un po’ gigante ed eroe, un po’ insignificante ed inetto, cosa fai? In piedi, piantato a terra. Nonostante tutto o a causa di tutto resti immobile inattaccabile dal cambiamento?  L’orizzonte che ti si apre non è di fronte a te ma su di te. E’ l’unico che veramente cambia perché è l’unico che non richiede un tuo movimento per spostarsi più in là. Ciò che celi è comodo fatalismo o vanità di grandezza? Perché non ti muovi?
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Ciò che tu non vedi è il riflesso dell’universo in me e il solco che lascia. Camaleontico, muto al mutare esterno, lo rifletto e me ne approprio. Io sono ciò che vedo, ciò che mi scorre attorno e anche, soprattutto, ciò che mi attraversa. Mi scalfisce appena la vita che mi circumnaviga, mi incide invece quella che mi passa dentro e che mi intaglia, mi plasma. Ma le rifletto entrambe perché io sono io e al contempo il mondo esterno e per questo me ne approprio. Ciò che tu non vedi è il mio mutare interno. Vivo dentro e fuori di me, sono il prodotto caotico dell’universo e l’universo è l’arché razionale della mia mente.

L.