Dal Globe a Porto San Giorgio: il Riccardo III …on the beach!

Sulla Jeune Europe è ora disponibile la mia recensione dell’ultimo appuntamento (…ma solo per quest’anno!) con Shakespeare on the beach, la rassegna letteraria ideata da Cesare Catà.

Si parla di un Riccardo III dalle tinte fosche, “un uomo sfinito mosso dalla sete per il potere e inserito nella guerra più grande, quella della vita che non risparmia nessuno e nella quale tutti siamo arruolati”.
Per leggere di più: Dal Globe a Porto San Giorgio: il Riccardo III …on the beach!

Gli altri Magical Afternoon. Lezioni-spettacolo sulla grande letteratura iniziano mercoledì, a Rocca Tiepolo.
Enjoy! 

version française disponible ici: Du Globe à Porto San Giorgio: Richard III …on the beach!

L.

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata

Si ritira il giorno nella corolla smerlettata,
nel guscio forato arretra,
mentre la cicala, stanco aedo sofista,
sa che non è più peccato cessare
d’intonare il canto: squisita confusione dei sensi
è prerogativa dell’ombra ch’evolve
– brullo il selciato, scomposti gli arbusti dimessi,
pericolanti le recinzioni, sparsi i boccioli nascosti,
indecisi gli stormi, irregolari i mattoni,
casuali erronei forse infantili i paesaggistici cromatismi –
in un senso di compiutezza momentanea.
Nessuno lo vede, anima mia:
al buio, la logica del caos è un ordine perfetto.

L.

jean-françois millet, contadina che brucia l'erba

Jean-François Millet, Contadina che brucia l’erba

Se non rimbombasse
nelle tempie il ticchettio maligno
della goccia sul capo –
sul cuore – sarebbe un rassicurante
sciogliersi di grumi.

Il tonfo invece è sordo; l’eco
si propaga e si riverbera risalendo
le pareti uniformemente intonacate
della cella, si disperde tra le sbarre.

Costante, erode il cranio –
il cuore – con l’imperturbabile indifferenza
della necessità. E più a più scava,
più a più scuote le fondamenta.

Scismi sovrumani in umane corde:
crepata l’interezza,
sgretolata l’artificiosa identità,
la sola verità che resiste è la cenere sabbiosa:
inquieta, sfrigolando ad ogni goccia, riposa.

L.

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Angelo in prigione – R. Ferri

Impotente
l’occhio tuo mi guarda
di sottecchi, grida frasi
incomprensibili salvo al ricordo
che pur mescola voci
sbiadite – provo a interpretare
e non so se il senso, immaginato
o conosciuto, plachi
lo scalpiccio dello stanco mio cuore.

Tu – fumosa stanca anima mia
evadi. Un attimo rapidissimo
(incollato al vetro come al ventre
adorato, alito in quella bocca
servile – appanno e guardo dietro,
l’oggetto d’amore in fuga) spezza il flusso.
L’anno zero inizia. Avverto
la responsabilità tremenda:
autarchia è solitudine, ormai.

L.

magritte-la-reproduction-interdite

La reproduction interdite – R. Magritte

L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

Quando venerdì sera, a #RepIdee2017, sono riuscita – per la prima volta, dopo svariati vani tentativi – ad ascoltare dal vivo Roberto Saviano, questo articolo era già stato scritto. Tuttavia, sono rimasta colpita perché anche lui ha parlato di empatia come la prima delle capacità da sviluppare per capire e, conseguentemente, per risolvere laddove possibile. Sono rimasta colpita perché ho pensato che tutto ciò che diceva era effettivamente una narrazione. Saviano racconta delle storie: gioca sull’essere narrativo dell’uomo e sfrutta la letteratura per trasformare il massimo della complessità in una semplicità non banale, bensì comprensibile. Mi sono sentita concretamente confermata nella mia convinzione perciò, sebbene consapevole dell’approfondimento che l’argomento meriterebbe, vi invito a dare un’occhiata a questa pagina che ho scritto per la Jeune Europe.

Trovate tutto qui: L’essere narrativo dell’uomo e l’apologia della letteratura

L.

Sono il filo stretto che mi lega –

Sono il filo stretto che mi lega –
avviluppata in gomitoli di contraddizioni,
mi giro al collo fredde sciarpe di lanose duplicità;
ignoro
l’esistenza del duo che mi fa mi media naranja,
soffro
la mia misconoscenza, l’insignificanza imprescindibile
di ogni destino volto alla cenere in guerra
con l’esaltato patriottismo interno al limite sottocutaneo.

Mi batto il cinque, mano che aderisce
a mano: eppure non so quanti siamo al di là,
al di qua dello specchio.
Un plotone d’esecuzione o una salvezza eterogenea?
Che sia un ponte, il filo?
A saperla ben legare, non stringe – la sciarpa – e scalda.

L.

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Le due Frida – Frida Kahlo

La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

In un momento storico in cui la storia è concepita come fatto istantaneo destinato a distruggersi nell’arco di 24 ore, vale la pena rivedere che cosa è, invece, La Storia, strumento utile e necessario allo sviluppo di una riflessione critica che, partendo dal passato, deve illuminare il presente.

Ne parlo qui: La memoria è una cosa seria – Auschwitz parla ancora (?)

L.

Granitique – tu supportes
l’élancement à la poitrine
et si tu te penches sur une fleur,
si tu la renifles,
si – qui sait – tu la cueilles
et puis
si tu la mets derrière ton oreille
pour l’avoir toujours
en tête, c’est moi
qui t’a appris les gestes.

(La poésie
que le fond des viscères possède
jaillit et renaît
si quelqu’un lui apprend
comment faire.)

C’est pas moi
qui en tirera bénéfice.

L.

 

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Les amants IV (La distance) – R. Magritte

 

Granitico – resisti/ alla fitta al petto/ e se ti sporgi verso un fiore/ se lo annusi/ se – chissà – lo raccogli/ e poi/ se lo posizioni dietro il tuo orecchio/ per averlo sempre/ in mente, sono io/ ad averti insegnato i gesti.// (La poesia/ che il fondo delle viscere possiede/ sgorga e rinasce/ se qualcuno le insegna/ come fare.)// Non sarò io/ a beneficiarne.//